La Legalità indispensabile per il futuro delle attività e della coesione sociale delle nostre comunità, grandi e piccole.
Confcommercio oggi celebra in tutta Italia la giornata della legalità. Profondamente convinti che lo stare insieme delle nostre comunità, grandi e piccole, si cementa con il lavoro e le attività sociali che ruotano intorno ad esso, le imprese aderenti alla Confcommercio ogni anno – questa è la tredicesima edizione dell’iniziativa – accendono un faro su questa che è una pre-condizione per ogni comunità che vuole progredire. Confcommercio Lecce è in prima linea, con i suoi associati ed il suo apparato, in questa prospettiva. I fenomeni illegali — dalla contraffazione all’abusivismo, dall’estorsione all’usura, dalle truffe e frodi informatiche ai reati predatori — alterano, infatti, profondamente la concorrenza e scoraggiano gli investimenti. Proteggere il sistema economico significa, prima di tutto, salvaguardare le imprese oneste, difendere il lavoro e garantire sicurezza ai cittadini, riconoscendo che un negozio aperto rappresenta il primo presidio di controllo sociale e vitalità del territorio. Purtroppo siamo ancora lontani da una tranquillità che ci sollevi dall’impegno, quotidiano, di vigilare affinchè vengano scoraggiate tutte le attività e i reati che prendono di mira le aziende associate, ma che si riverberano poi direttamente sulle comunità che ad esse fanno riferimento nei loro rapporti quotidiani di interscambio.
I dati resi noti dal Presidente Nazionale di Confcommercio, Carlo Sangalli, nel suo rapporto, parlano di un Sud che sconta i risultati di condotte illegali. “Le rapine e i furti sono i fenomeni criminali percepiti in maggior aumento dalle imprese del terziario del Sud e Isole. La percentuale delle rapine (27,6%) e dei furti (27,5%) sono superiori ai valori nazionale (pari rispettivamente al 24% e al 26%). I furti sono il crimine che preoccupa maggiormente gli imprenditori del terziario del Sud e Isole sul piano della sicurezza della propria impresa/della propria persona/dei collaboratori (30.7%). Il dato è inferiore al valore Italia (32%). Il 15,8% delle imprese del Sud e Isole dichiara di aver riscontrato episodi criminali legati alla presenza delle baby gang nella zona di operatività dell’impresa (percentuale inferiore al valore Italia pari al 22,8%) e di queste il 47.1% è preoccupata per la propria attività. Il 29,6% degli imprenditori del Sud e Isole teme il fenomeno della mala movida (valore inferiore al dato Italia pari al 33%), soprattutto per l’aumento di rifiuti e degrado urbano (60.8%) ed episodi di vandalismo e danneggiamenti alle strutture (37,5%). Il 63.4% delle imprese del terziario del Sud e Isole ritiene di essere penalizzato dall’abusivismo e dalla contraffazione (dato inferiore a quello nazionale pari al 66,6%), in termini soprattutto di concorrenza sleale (61%) e la riduzione dei ricavi (18,0%)” Degrado urbano, minori opportunità di lavoro e crescita dell’insicurezza, sono il risultato di queste situazioni che vanno attenzionate.
Accanto a questi problemi, per i quali sappiamo che le Forze dell’Ordine e la magistratura sono impegnate quotidianamente per ridurne l’impatto sulla vita sociale e sulle attività imprenditoriali, dobbiamo poi annoverare la concorrenza sleale di quelle imprese che non applicano i contratti più favorevoli che Confcommercio, come tutte le confederazioni di categoria più numerose, hanno concordato con i sindacati nazionali. Questo penalizza i lavoratori del settore, ma limita anche l’attività delle imprese con una concorrenza sleale, e danneggia l’intero mercato. “Si verifica un’alterazione delle “regole del gioco” – afferma il rapporto nazionale più recente di Confcommercio – a svantaggio degli imprenditori che operano nel rispetto delle leggi e risultano penalizzati dal comportamento di operatori che, agendo nell’illegalità, godono di vantaggi competitivi indebiti derivanti dai minori costi di produzione, anche attraverso contraffazione e abusivismo. Inoltre si verifica un danno sociale e occupazionale: i circuiti illegali alimentano spesso il racket del lavoro nero e lo sfruttamento di soggetti fragili, in totale assenza di coperture assicurative e contributive. Questo colpisce il mondo del lavoro sia direttamente, sia indirettamente, causando la crisi e l’esclusione dal mercato delle imprese sane”.
Da qui la necessità imprescindibile di vigilare per sventare questi pericoli reali per le aziende del settore commercio e servizi che sempre più spesso si trovano in prima linea a lottare per la “legalità che ci piace” perché regola il mercato secondo le leggi, senza scorciatoie, eliminando, in collaborazione con le forze dell’ordine e utilizzando gli accorgimenti che l’innovazione tecnologica mette a disposizione, tutti quegli atteggiamenti che distorcono i rapporti commerciali. Il commercio, e le sue attività intimamente connesse, rimane un presidio di socialità in tutti i centri, dalle grandi città ai piccoli comuni, e, nonostante il cambio di abitudini e le innovazioni complessive nei rapporti con la clientela, continua ad avere una presenza imprescindibile che deve essere difesa e ampliata, per dare più sicurezza a tutta la comunità con la quale commercianti e lavoratori si interfacciano ogni giorno, creando i rapporti che permettono di costruire le reti che consentono una vita regolare nei centri in cui operano.
Federico Pastore
Direttore Confcommercio Lecce












