Confcommercio, i timori «Il nuovo parco marino non diventi una gabbia»
Il presidente Maglio sulla costituenda Amp che va da Otranto a Leuca: «Si riportino i parametri ad un chilometro e mezzo dalla costa»
«Tutta la popolazione pugliese va particolarmente fiera della eccezionale balneabilità delle sue acque costiere “al 99,9%”, certificata nei giorni scorsi anche dal Servizio Nazionale per la Protezione dell’Ambiente. Per questo non si comprende la decisione di istituire un Parco di Area marina protetta, da Otranto a S. Maria di Leuca, che in pratica sequestra quella che è una delle risorse principali del Salento, vietando l’utilizzo del tratto di mare tra i più belli d’Italia». Parole dure quelle del presidente di Confcommercio Lecce, Maurizio Maglio, che è anche il referente per le questioni turistiche in seno alla Confcommercio Puglia.
Il riferimento è relativo alla decisione dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) di spostare il costituendo parco marino dalla primitiva localizzazione, ad un chilometro e mezzo dalla costa, ad uno spazio immediatamente a ridosso della costa bellissima da Otranto a S. Maria di Leuca.
«Abbiamo tutti dimostrato, istituzioni locali e operatori privati di ogni settore, di saper conservare, proteggere e valorizzare quel tratto di mare negli anni, altrimenti non avrebbe fatto registrare quella balneabilità eccezionale che tutti ci invidiano – continua ancora Maglio – ma lo abbiamo fatto interagendo con gli interessi di quanti lavorano nel settore turistico: dagli albergatori con le discese a mare, ai barcaioli che trasportano i turisti a visitare le grotte, ai titolari degli stabilimenti balneari della zona, ai cittadini che lo abitano o lo frequentano. Limitare e, in alcuni tratti, eliminare del tutto, questi servizi in una zona che vive di turismo per almeno 6 mesi l’anno, è una penalizzazione che nessuno può permettersi, come dimostrano le defezioni che alcune amministrazioni comunali della zona hanno già deciso, abbandonando il progetto del Parco marino e riprendendosi la propria “libertà” di regolare il proprio tratto costiero secondo le loro necessità. Eppure siamo ancora convinti che la istituzione del Parco possa funzionare, tornando alla vecchia parametrazione dello stesso, ad un chilometro e mezzo dalla costa, permettendo ai fruitori della stessa la possibilità di svolgere le loro attività sotto attento controllo delle autorità del mare, come è avvenuto sinora, senza che sia stata riscontrata alcuna colpevole disattenzione che ha messo in pericolo l’ambiente e quello costiero, assolutamente indivisibili, ma permettendo attività e lavoro che hanno positivamente influenzato l’economia dell’intera fascia costiera».
Naturalmente la Confcommercio, forte delle segnalazioni dei suoi iscritti sulla questione, è pronta a far valere le sue controdeduzioni presso le istituzioni locali che hanno già manifestato la loro contrarietà, abbandonando il Parco, ma anche a livello regionale e nazionale, per ribadire la necessità di rimodulare il progetto stesso che peraltro limita anche la navigazione e, in alcuni casi, l’attracco, verso i pochissimi moli turistici della zona, riducendo la navigazione da diporto che è certo una delle attività economicamente più importanti per i comuni costieri interessati dal Parco.
«Confcommercio ha già scritto alle Amministrazioni interessate, dal Ministero dell’Ambiente, alla Regione, al prefetto, fino alle istituzioni locali – conclude il Presidente di Confcommercio Lecce – ricordando d’aver già avanzato delle proposte concrete nell’interesse della trasparenza amministrativa e della corretta partecipazione dei soggetti portatori di interesse. L’assenza ad oggi di un documento contenente le controdeduzioni alle osservazioni pervenute – abbiamo scritto nella nota indirizzata a tutti gli organismi interessati a questa decisione – non consente ai soggetti interessati di verificare l’effettivo recepimento delle proposte formulate e rischia di compromettere i principi di trasparenza, partecipazione e condivisione che devono caratterizzare progetti di tale rilevanza per il territorio. La comunità salentina non vuole che l’utilizzo ordinato di un tratto tra i più importanti del suo territorio venga deciso senza che le caratteristiche dello stesso vengano messe in discussione, senza aver ascoltato le ragioni di chi in questo territorio vive, lavora e lo ha difeso finora da ogni tentativo di stravolgerlo».












